Da Piazza Tolomei a Porta Romana

Posted on: ottobre 23rd, 2013 by Palazzo Ravizza

Possiamo iniziare la nostra promenade partendo da Piazza Salimbeni, luogo storico di Siena, dove ha sede il Monte dei Paschi di Siena.

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Da Piazza Salimbeni raggiungiamo Piazza Tolomei. Stando sotto la colonna con la lupa che ricorda le romane origini di Siena, guardiamo il Palazzo Tolomei.

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L’edificio che abbiamo oggi davanti risale ad una ricostruzione del 1270. Sorgeva l’edificio lungo la strada principale di Siena e l’eleganti bifore francesizzanti che tanto affascinarono nell’Ottocento John Ruskin, cantano alla gente comune un messaggio di ricchezza e potere, come pure i leoni alla porta che reggono globi, sotto lo stemma nobiliare della famiglia.

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André Pératè nel 1918 lo considera quale aulico testimone dell’epoca d’oro della storia senese: “La piazzetta Tolomei, sempre più animata e rumorosa, fu, prima della costruzione di Palazzo Pubblico, – lo sappiamo dal racconto di Montaperti, – il centro della vita politica di Siena.

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L’antico palazzo che la guarda da tutte le finestre gotiche aperte in una facciata di pietra grigia e ruvida, ci parla ancora come testimone fedele delle alterne giornate d’angoscia e di ebbrezza durante le quali la potenza senese, sotto il governo dei Ventiquattro, raggiunse rapidamente l’apice della gloria.

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“Il Palazzo Tolomei è unico. Niente è bello come il suo portamento snello e il suo slancio selvaggio. Più che l’orgoglio, la distanza e la solitudine gli riempiono i polmoni…Ha un solo piano, tra una base enorme e un cornicione che vola. È l’unico di questa tipologia, a Siena e in tutta l’Italia… E tutto il resto, fino al bordo sporgente del primo piano, è un muro spoglio, d’un vuoto grandioso e d’una sublime solitudine”. Queste le estetizzanti impressioni dello scrittore francese André Suarès nel 1929 sull’elegante casa dei Tolomei, banchieri medievali di Siena, che si fecero costruire nei primi anni del Duecento.

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Lasciata la piazza, attraverso via di Calzoleria, si sbuca in via Banchi di Sotto e presa la sinistra si entra nel quartiere di un’altra ricca e potente antica famiglia senese, i Piccolomini. Di tutti gli edifici il più imponente è quello Piccolomini Todeschini in bianco travertino, oggi sede dell’Archivio di Stato. Costruito nel 1469 dal seguace di Leon Battista Alberti, Bernardo Rossellino, su commissione dei nipoti del papa Pio II Piccolomini, è l’unico esempio di architettura rinascimentale a Siena.

L’Archivio di Stato di Siena è uno dei maggiori al mondo, che conserva documenti datati dal 736, fra cui anche il testamento di Giovanni Boccaccio, autore del Decamerone.

V’è anche il museo delle Biccherne, unico nel suo genere al mondo. La Biccherna era, in pratica, l’ufficio delle imposte del Comune di Siena, il quale ogni anno, a chiusura dei conti, affidava la decorazione delle copertine dei libri contabili ai maggiori artisti cittadini, l’usanza è durata dal XIII al XVII secolo. Tra le varie tavolette, le più interessanti son quelle che dipingono la vita quotidiana a Siena nei secoli sospesi tra Medioevo e Rinascimento.

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Usciti dal palazzo, sulla destra, v’è la Loggia del Papa; elegante edificio rinascimentale innalzato dallo scultore senese Antonio Federighi nel 1462 per volontà del papa Pio II, che infatti volle metterci il suo stemma e le parole Pius II Pont Max Gentilibus Suis Piccolomineis, ovvero Pio II ha fatto cristianamente costruire questa loggia unicamente per i suoi parenti Piccolomini, non per tutti i senesi, i quali qui potevano solo godere dell’immenso e fortunato privilegio di vedere i membri del clan Piccolomini riuniti, magari in banchetti.

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Si prosegue lungo via Pantaneto nel territorio della Contrada del Leocorno.

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Possiamo terminare questa passeggiata laddove l’antica via Francigena, lasciando Siena, riprendeva il suo cammino per l’Urbe; a porta Romana. Sull’arco di questo elegante ingresso alla città, lasciò il suo ultimo capolavoro il Sassetta, maestro raffinatissimo del Rinascimento senese, tra i più amati dello storico e collezionista americano Bernard Berenson.

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L’ultima opera è un affresco raffigurante L’incoronazione della Vergine, terminato dal pittore Sano di Pietro, poiché Sassetta lavorando all’aperto sull’arco della porta e, forse cagionevole di salute, si prese una bella polmonite e ne morì.

Oggi l’affresco è conservato nella chiesa di San Francesco.

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Percorrendo questo itinerario Palazzo Ravizza vi consiglia di visitare l’antica Pelletteria Falchini e la bottega di un artigiano del cuoio che realizza una varietà di prodotti originali e unici.

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Pelletteria Falchini, via Banchi di Sotto 26

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Sartoria del cuoio, via Camollia 53

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