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Da San Quirico d’Orcia a Radicofani

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Percorrendo da Siena la via Cassia, ovvero l’antica via Francigena, lungo la strada che conduce da Siena a Roma, passato Buonconvento e il bivio per Montalcino, Joseph ed Elizabeth Pennell, nel 1884, giungono in bicicletta a San Quirico d’Orcia, sudando e sbuffando per le assolate colline senesi.

Scrivono i Pennell: “Prima ancora di raggiungerla ci sentivamo mal disposti verso San Quirico. Ulivi ornati da viti che pendevano dai grigi rami a dispetto di Virgilio, campi marroni e alberi rossi e gialli, gradevoli alla vista, non potevano riconciliarci con la dura fatica dell’ascesa. Valeva la pena acquietare il nostro animo, comunque, poiché desideravamo vedere la chiesa collegiata. Lasciammo il triciclo in una trattoria. Ci dirigemmo verso la collegiata e con comodo ci soffermammo a guardare il portale e le colonne i cui capitelli erano curiosamente decorati da animali ed uccelli scolpiti. Le re colonne annodate alla maniera celtica poggiavano su dormienti leopardi sormontati da due mostri marini”.

Dopo aver visitato San Quirico d’Orcia i Pennell continuano il loro viaggio verso Pienza.

Sullo sfondo la cittadella di Pienza

L’ingresso di Pienza.

A Pienza giunge in macchina pure il collezionista americano Dan Fellows Platt nel 1905: “Ancora sei miglia per giungere a Pienza, città natale di Enea Silvio Piccolomini. In origine il paese si chiamava Corsignano, ma una volta divenuto Papa col nome di Pio II, il luogo cambiò nome in suo onore. Ancora oggi Piccolomini è il signore della città, i cui cittadini sono fedeli alle vecchie tradizioni feudali. Per concessione dell’attuale capo famiglia, ci fu data la possibilità di visitare il vecchio palazzo costruito per Pio II da Rossellino di Firenze e dal giovane Francesco di Giorgio di Siena. È una costruzione dignitosa ed elegante che fa onore al suo fondatore. La galleria a colonnato nella parte posteriore del secondo piano offre uno splendido ampio panorama”.

Continua Dan Fellows Platt: “La cattedrale è contemporanea al palazzo. È ornata di dipinti di Sano di Pietro, Matteo di Giovanni e Vecchietta. Quest’ultimo, alunno di Taddeo di Bartolo, è presente con l’Assunzione della Vergine. La Madonna è portata verso il cielo da un gruppo di angeli cantori”.

L’Assunzione della Vergine del Vecchietta

Il borgo merita una passeggiata per ammirare il panorama verso il monte Amiata e fare, in uno dei numerosi negozi, debita scorta di pecorino e peperoncino locali.

Le forme del pecorino di Pienza in una bottega del centro.

Usciti da Pienza, una occhiata merita il piccolo e delizioso borgo medievale di Monticchiello con le sue colline adorne di cipressi.

Da Monticchiello potete proseguire per Montepulciano, antico borgo ricco di fascino, dove gustare un buon bicchiere di vino nobile, un’eccellenza toscana.

Tornando indietro verso San Quirico, una deviazione sulla destra, ci conduce verso Sant’Anna in Camprena.

Qui potete ammirare nel refettorio del monastero gli stupendi affreschi del Sodoma dell’inizio del Cinquecento e immergervi nelle romantiche atmosfere del film di Anthony Minghella “Il paziente inglese”.

Da Sant’Anna in Camprena si può raggiungere il piccolo borgo medievale di Petroio, dove la terracotta è storia. Oltre al museo della terracotta, potrete fare visita all’azienda F.A.T.A.P, una fabbrica artigianale di terracotte artistische dove troverete dei prodotti davvero speciali e potrete lasciarvi affascinare dalle varie fasi della lavorazione della terracotta.

Azienda F.A.T.A.P, località Madonnino Dei Monti, Petroio

Azienda F.A.T.A.P, località Madonnino Dei Monti, Petroio

Azienda F.A.T.A.P, località Madonnino Dei Monti, Petroio

Riprendendo la via Cassia, ci si dirige a Bagno Vignoni, celeberrima stazione termale fin dal medioevo dalla caratteristica antica vasca al centro della piazza.

Dopo il relax d’un bagno termale possiamo continuare verso quella che, all’epoca del Grand Tour era considerata una delle tappe più affascinanti da molte signorine inglesi e milords in cerca di pittoresco da gothic novel e di rovine buie: la rocca di Radicofani.

Sullo sfondo la rocca di Radicofani

Risalente al XIII secolo, la rocca domina la Val d’Orcia ed ha costituito per secoli il castello di confine dello stato Pontificio.

Il luogo resta famoso per le imprese del Robin Hood di Toscana, il bandito Ghino di Tacco, ricordato da Dante e protagonista di una novella di Boccaccio, che in questi luoghi dimorò per molti anni.

Così ricorda il suo passaggio Charles Dickens nel 1846: “Procedemmo su una campagna sterile, petrosa e selvaggia come la Cornovaglia in Inghilterra, sinché giungemmo a Radicofani, dove c’era una locanda spettrale, fatta per i folletti; un tempo era stato un casino di caccia dei Granduchi di Toscana. È talmente un succedersi di anditi storti e di nude stamberghe, che quell’unica dimora può aver dato origine a tutti i racconti di fantasmi e di assassini che sono stati scritti. Qui, in questa locanda di Radicofani, c’è un tale frusciar di vento, un cigolio continuo, un brulichio, un crepitio, un aprirsi di porte, uno scalpiccio per le scale, quale non ho udito in alcun ro posto. La cittadina, così com’è, sovrasta la casa dal fianco della collina di fronte”.

Percorrendo questo itinerario Palazzo Ravizza vi suggerisce di fare tappa nei seguenti luoghi, a seconda che amiate vino di qualità prodotto con metodi tradizionali, prodotti d’oreficeria della tradizione toscana oppure se siete appassionati di erbe mediche.

Azienda agraria di Capitoni Marco, podere Sedime 63, Pienza

Azienda agraria di Capitoni Marco, podere Sedime 63, Pienza

Laboratorio orafo Aliseda, via dell’Opio nel Corso 8, Montepulciano

Erboristeria Hortus Mirabilis, piazza delle sorgenti 35, Bagno Vignoni

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